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Negli anni abbiamo assistito a una svolta nel modo di produrre e distribuire i generi alimentari. L’industria ha subito una globalizzazione e i produttori locali si sono ritrovati a dover affrontare la concorrenza di realtà molto più grandi. Lo stesso è avvenuto per i piccoli punti vendita, in parte scomparsi a favore della diffusione di grandi catene di distribuzione. La conseguenza di tutto ciò è che i cibi hanno iniziato a viaggiare per molti kilometri prima di giungere alle nostre tavole, andando ad incidere sulle emissioni di CO2 che causano danni all’ambiente.

Di recente, però, si sta verificando un’interessante inversione di tendenza: i consumatori iniziano a prestare maggior attenzione a ciò che acquistano, si informano e sono sempre più sensibili nei confronti delle problematiche ambientali. Questo sta portando ad un aumento delle richieste a favore degli alimenti a kilometro zero.

I cibi definiti a “kilometro zero” sono prodotti locali che vengono venduti nella stessa zona di produzione. Il loro nome fa così riferimento proprio al numero di kilometri che teoricamente dovrebbe percorrere l’alimento per raggiungere il consumatore finale.

Quando si parla di kilometro zero si può utilizzare anche il termine di “filiera corta”, a ricordare che si verificano pochi passaggi tra chi produce e chi acquista.

Dalla pandemia ai nostri giorni il trend è in costante aumento

Un’indagine effettuata dall’Osservatorio “The world after lockdown” di Nomisma – una società di consulenza strategica e aziendale – ha indagato le abitudini d’acquisto di un campione di 10.000 italiani nel post Coronavirus. È emerso che negli ultimi mesi si stanno effettuando scelte sempre più salutari e si sta andando verso la ricerca di cibi sicuri, possibilmente Made in Italy e a Km 0: infatti il 22% dei consumatori sostiene di aver aumentato gli acquisti in queste due categorie. 

Altri dati fanno poi emergere un interesse in crescita verso i cibi di origine biologia e sostenibile.

Il 20% degli intervistati ha detto di aver preferito durante il lockdown dei prodotti lavorati a basso impatto ambientale e il 30% ha sperimentato gli alimenti biologici per la prima volta.

L’Osservatorio conferma che il lockdown ha accelerato le scelte del settore bio, tanto che le vendite di prodotti alimentari nella GDO nel 2019 superano gli 1, 3 milioni di euro.

Inoltre, sostiene che un prodotto definito “origine 100% italiana”, “biologico” e “sostenibile” assume maggior rilevanza nella scelta dei consumatori, soprattutto se si parla di alimenti come la carne.

Ricordiamo poi che la preferenza per i cibi a km 0 è concentrata soprattutto sulla frutta e verdura, ma stanno aumentando le richieste anche per quanto riguarda il latte, le uova, il vino, la carne, i cereali, il miele e l’olio.

Perché scegliere dei prodotti a KM 0?

L’acquisto di prodotto a km 0 è legato a scelte di sostenibilità nel rispetto dell’ambiente e nella tutela della salute, anche perché non richiedono conservanti o additivi chimici particolari.

Inoltre, questo approccio offre interessanti vantaggi per il consumatore e per tutta la comunità locale:

1. GENUINITÀ

I cibi a km 0 raggiungono le nostre tavole ancora “freschi” e quindi più sani. Si tratta di prodotti stagionali che vengono coltivati nel rispetto del territorio. 

Inoltre, non essendo sottoposti a lunghe fasi di trasporto, mantengono intatte le loro proprietà organolettiche ed i principi nutritivi e non necessitano perciò di conservanti.

2. FIDUCIA

Vengono spesso preferiti perché sono sinonimo di “qualità”. L’idea di avere il produttore lì vicino è una sorta di “garanzia” della qualità del prodotto, in risposta alla distribuzione globale dove l’origine dell’alimento non è sempre adeguatamente certificata.

3. RIDUZIONE DEGLI SPRECHI

Limitando il trasporto, si riduce l’emissione di gas serra.Inoltre, vengono a mancare quei processi inquinanti legati al lavaggio e al confezionamento, per non parlare poi degli imballaggi inutili.

4. COSTI

Risparmiando sul carburante e sui processi di conservazione ed imballaggio è possibile ottenere dei prodotti ottimi a costi inferiori.

5. TIPICITÀ DEL TERRITORIO

Si possono riscoprire le bontà locali aiutando le imprese del territorio.

I consumatori, forti di questa consapevolezza, stanno quindi dirottando sempre più le proprie scelte verso un cibo sano e prodotto “come una volta”. 

Se non hanno la possibilità di acquistare alimenti a km 0, stanno comunque attenti a prediligere prodotti realizzati secondo sostenibilità, mettendo al primo posto il Made in Italy.

Il prossimo futuro spingerà sempre di più in questa direzione. 

Perciò è importante che chi si occupa di vendita e distribuzione comprenda le nuove tendenze per adeguarsi prontamente alle richieste del mercato.

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